Le vicende della storia in Abruzzo sono state vissute molto sommessamente, la hanno solo sfiorata e quelle pochissime volte che l’hanno vista protagonista, gli eventi sono stati quasi mai lieti.
Non vantiamo un lungo elenco di giorni memorabili, di protagonisti od eroi che la ponessero all’attenzione nazionale. Causa di questo lento mutamento i soggetti che la popolavano: i pastori dell’ aspra montagna legati simbioticamente alla vita del gregge; i contadini delle pianure con la schiena china su una terra avara; la gente dei villaggi con una visuale ristretta e delimitata.
L’Abruzzo ha vissuto ai margini della storia ed i cambiamenti e le innovazioni provenienti dall’esterno, più che accettarli, li ha subiti adattandocisi mal volentieri; questo perché la vita delle sue comunità spesso minute ed isolate, era regolata da norme e consuetudini antichissime instauratesi spontaneamente nella collettività dai suoi usi e costumi . L’Abruzzo non ha mai avuto la possibilità di decidere sul suo futuro e le linee base di sviluppo da seguire.
Alla sua non conoscenza contribuì anche la natura stessa del suolo, con le sue catene montuose e le profonde gole che la dividono in territori seppur omogenei, nettamente distinti ed a volte separati; le scarse e poco agevoli vie di comunicazione;le liti ricorrenti tra i signorotti che si accapigliavano per il controllo del territorio, il loro prestigio e ricchezza coinvolgendo loro malgrado la gente comune, con tutte le complicazioni che ciò comportava.
E questa terra amara, non offrendo grandi possibilità, ha visto i pastori in cammino sui tratturi, contadini e braccianti utilizzati nell’edilizia della Roma Umbertina, i figli della piccola borghesia impiegarsi a Roma e Napoli e successivamente i viaggi in terza classe per l’America ed altre destinazioni più che in cerca di fortuna, per scappare dalla miseria nera che li divorava,
Presto, in ogni paesino dell’Abruzzo cominciò ad affluire tanto denaro come non se ne era mai visto prima, cambiando l’ambiente circostante in cui facevano bella mostra le nuove case degli emigranti che decidevano di farvi ritorno; in campagna la proprietà della terra in molti casi passava
nelle mani dei braccianti e non c’era più quella subalternità nei confronti del padrone della terra.
Dove non si era riusciti ad ottenere risultati con lotte e rivolte anche cruente spesso represse nel sangue, lo scopo era stato raggiunto imbarcandosi sui piroscafi per l’America.
L’ambiente
A parte i circa 140 chilometri di litorale adriatico sabbioso ed importuoso, ad eccezione del tratto tra Ortona e S. Vito, l’ Abruzzo presenta confini geografici interni ben definiti: i Monti della Laga, lo separano dalla Valle dell’Alto Tronto, percorsa dalla Salaria e dall’impervia zona umbra di Cascia e Norcia attraversata nel Medio Evo dalla “Via degli Abruzzi” che metteva in comunicazione, specialmente dalla seconda metà del Duecento, Napoli con Firenze.
Le gole del Velino ad Antrodoco, donde in epoca romana si staccava dalla Salaria l’importante diverticolo della Claudia Nova , all’incirca il tratto iniziale dell’ attuale Statale 17, costituiscono la frontiera naturale tra l’Abruzzo aquilano e le colline della Sabina, così come lo sbarramento del Monte Bove e l’altopiano del Cavaliere lo sono nei confronti della zona laziale gravitante sull’Aniene e, le strette del Liri a Balsorano rispetto alla piana di Sora dove il fiume prende significativamente il nome di Garigliano.
Il fiume Sangro, attraversato nel suo alto corso dal tratturo di Pescasseroli, che lo varca alla Zittola, presso Castel di Sangro, in direzione del Macerone, divide per buon tratto nettamente l’Abruzzo dal Molise, per poi svolgere decisamente a nord, per rappresentare la principale arteria fluviale del chietino, lasciando la funzione confinaria al più modesto fiume Trigno, al pari del fiume Tronto, all’estremo nord della regione.





